Disordini vitali

Un gioco ladro di emozioni mi trascinò in vortici diretti verso l’abisso. Non riuscivo a prendere le giuste misure tra ciò che volevo realizzare e ciò che sarebbe successo.

Un gioco pericoloso si annidò, infimo e audace, nella parte più oscura di me. Aveva costruito il suo rifugio tra il cuore macchiato di peccato e l’anima annerita di malvagità.

Un gioco che mi aveva fatto preda delle sue fragili virtù. Giocavo, mi facevo male, combattevo, lottavo. E non mi stupivo del dolore che esplodeva. Non mi arrabbiavo della pena che subivo.

Avevo iniziato quel gioco, non ne sapevo più uscire, ma soprattutto non volevo. Era una sfida. Se avessi perso o se avessi vinto, non aveva importanza. Dovevo arrivare fino in fondo e nulla mi avrebbe più fermata.

Un gioco che mette a soqquadro la vita, e nulla ha più lo stesso valore.

Rispondi