Una vita universitaria

Stamattina una notizia sconcertante e dolorosa mi ha colpita particolarmente: una studentessa universitaria di 29 anni, si è suicidata nel bagno di casa, mentre la famiglia tutta si stava recando alla sua festa di laurea. La ragazza aveva mentito alla famiglia, nascondendo in realtà che le mancava ancora 5 esami e la tesi.

Sarebbe veramente tedioso, a mio avviso, soffermarci se e quanto abbia dato, in termini di tempo, abnegazione, allo studio. Ognuno di noi ha un proprio percorso. La vita non fila liscia per tutti. Ci sono studenti che devono lavorare per mantenersi, altri che incontrano difficoltà esterne che influenzano lo studio: una malattia, un problema familiare, una delusione amorsa. A volte ci si demoralizza quando un esame non va come vorremmo.

E’ triste che una ragazza debba mentire, che non abbia il coraggio di dire “ho bisogno di più tempo”. Non credo sia rilevante, il perchè sia giunta a questa età e non aver ancora conseguito la laurea. Forse si è iscritta già grande. Questo non lo sappiamo. Come non sappiamo se la famiglia riversasse su di lei alte aspettative e queste pressioni l’abbiano indotta al gesto estremo. Non abbiamo idea, se la ragazza fosse una persona molto sensibile e seppur non ricevendo pressioni, se le sia create lei stessa, spinta da un forte disagio personale. Non conosciamo la sua storia.

Conosciamo la triste conclusione della sua vita. Immaginiamo il dolore dei familiari e il tormento dell’animo di questa nostra collega.

E nella mia mente, si affollano le immagini dei corridori della mia università: ragazzi e ragazze che sorridono, con gli zaini sulle spalle, i quaderni in mano… Vorrei poter capire dove e quando perdiamo la speranza, quando smettiamo di credere in noi stessi e quando una difficoltà diventa talmente inaffrontabile che chiudiamo la porta in faccia al resto del mondo.

Forse, cara ragazza, avevi solo bisogno di un abbraccio, avevi solo bisogno di un sorriso, di una collega che ti spronasse a studiare, a credere nelle tue potenzialità.

A volte, nelle nostre aule c’è talmente tanta competizione e voglia di arrivare che si passa sul cadavere del nemico, senza nemmeno pensarci su. Per fortuna, non siamo tutti così.

“anche i silenzi, lo sai, hanno parole…”

10 comments

  1. semprecarla says:

    Strazia la morte, ingiusta, autoinflitta, sempre e comunque! Il mancato dialogo è la corda, un pugnale, una pistola …. il mezzo che sbriciola una vita, vestendo di “fine” anche chi resta.

  2. Gilda says:

    Ci sono genitori che riversano sui figli delle aspettative che non corrispondono a ciò che invece desiderano loro. Ci sono pressioni che uccidono. Ciò che più mi spaventa, in queste drammatiche vicende, è la nostra fragilità, quella più infame, che sfocia nella vergogna perché non si ha il coraggio di parlare con una amica, un parente, una zia e allora si crea il vuoto, la solitudine e ogni piccola cosa, anche la più insignificantiva diventa immensa.

  3. Vulcanica says:

    Arrivo un po’ in ritardo ma vorrei lo stesso lasciare qualche parola…
    Bello il tuo post, gentile e delicato, per una notizia che non è facile commentare senza scadere nei luoghi comuni.
    A volte la vita diventa più complicata di quello che dovrebbe e potrebbe essere. Noi non siamo studenti modello, lavoratori modello, genitori o figli modello, non siamo bellissime e bellissimi. Siamo persone e ognuno di noi è un universo ricco e prezioso, troppo spesso mortificato dall’immagine di ciò a cui tentiamo di uniformarci. Siamo migliori di così.
    Spero che un giorno essere se stessi sarà più semplice.

    • Gilda says:

      Grazie per aver lasciato un commento. 🙂
      Purtroppo non sono ottimista, ogni giorno diventa sempre più difficile essere se stessi senza aver paura di tutte le influenze esterne.
      Un abbraccio

      • Vulcanica says:

        Hai ragione, perché tali influenze si fanno sempre più pressanti…è impossibile accontentare tutti e ci vuole molta sicurezza di sé per essere felici accontentando solo se stessi e chi davvero ci vuole bene.
        Ma, da aspirante scrittrice, io ho fiducia nelle parole…se qualche parola di speranza e di comprensione non va persa in quest’oceano di discorsi futili e vuoti, ha ancora senso combattere… 🙂

        • Gilda says:

          Bisogna sempre combattere ogni giorno, anche se ho un animo diciamo “negativo” nel senso che sono poco fiduciosa, in verità, mi aggrappo alla speranza come un naufrago abbraccia con forza una boa per restare a galla. Ognuno di noi, nel proprio piccolo, deve lottare senza arrendersi. Io cerco, specie quando faccio volontariato in biblioteca e mi trovo dinnanzi una giovane lettrice, di parlare tanto. Da un piccolo confronto su un libro letto puoi aiutare tanto, anche solo ascoltando quella persona, anche solo regalandole dieci minuti di attenzioni. Siamo una generazione che si sente “sola”, anche se è circondata da persone.

          • Vulcanica says:

            Sono d’accordo con te ed è interessante che parli di “generazione”, perché in effetti mi chiedo spesso quanto delle nostre esperienze di vita sia un sintomo dei giorni nostri e come invece se la passavano gli altri prima di noi, o come cambieranno le cose per i nostri figli e nipoti.
            Tutto quel che so è che ci vuole molta forza per essere diversi, nell’aspetto o nella personalità o nelle scelte di vita, per ammettere di aver sbagliato o di non riuscire a farcela (come per la ragazza dell’articolo), per essere felici a causa di quel che siamo e non nonostante quel che siamo. 🙂

          • Gilda says:

            Sono pienamente d’accordo con te! E mi spaventa tantissimo che i nostri figli, molto probabilmente, dovranno vivere una società ancora più complessa rispetto a quella a cui siamo costretti ad approcciarci noi!

          • Vulcanica says:

            Spero che saranno però più forti e più tolleranti di noi, in modo da riuscirci meglio. 🙂
            Grazie per questo scambio, continuerò a seguirti, mi piace molto il modo in cui scrivi.
            Se ti va, passa a visitare il mio blog, è soltanto un piccolo contributo per rendere questo mondo un po’ meno ostile nei confronti di tutti, ma ognuno fa quel che può.

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