La vita in un sottomarino

Me lo sono sempre chiesta a cosa servano quelle telefonate sterili, in cui ci si chiede come va, e a nessuno importi la risposta. A quale scopo fare telefonate così? Per senso del dovere? Per perdere tempo? Per sentirsi con la coscienza pulita? Non comprendo, le dinamiche sociali in cui le imposizioni, frutto di convenzioni, vengano messe in atto, perchè è così che va fatto.

Non comprendo molte cose, ultimamente. E sarà che a 30 anni quasi, sono stufa di sentimentalismi finti, vuoti, insensati che fanno da sfondo in questa quotidianità troppo occlusa di impegni lavorativi. Sono così rammaricata in questi giorni, che chi deve tornare non torna, e chi pensavi se ne fosse andato, invece, è tornato. Trappole mentali che ci spingono in un abisso chiuso, in un sottofondo marino di acqua e veleno, di paura e buio.

Non cerco più nulla nei fondali, non vado scavando nel deserto alla ricerca di una fonte di vita. So che non c’è. Ho coscienza che è difficile che sia io a trovarla. Così mi rassegno beata, perchè l’essere stanca per aver cercato a lungo qualcosa che non potrei mai trovare, mi ha portato a un livello superiore di conoscenza. E’ prenderne tranquillamente atto. Non c’è rammarico nei miei pensieri. E’ beata, tranquilla, agognata rassegnazione. Di quelle che ti danno pace.

Non mi chiedo nemmeno più perchè. Non possiamo svegliarci la mattina e decidere di salvare il mondo. Il mondo non vuole essere salvato. Non possiamo diventare supereroi se quella persona non vuole essere messa in salvo. Chi ce lo fa fare? Possiamo lottare contro i mulini a vento?

No.

E per quale assurda ragione, devo cambiare le sorti del destino, se il destino è già stato scritto da un altro? Posso mettermi ancora, lì, a cancellare le parole sbagliate, gli errori commessi e camuffare le cancellature? E che sia tutto sbagliato, allora. Non me ne importa!

Mi scivola tutto addosso, come se ogni freccia scagliata trafiggesse un corpo già morto. Un corpo morto non può morire ancora, di nuovo, per l’ennesima volta. Quando riprovi quel dolore, che hai già vissuto, affrontato, sviscerato, non ti fa nemmeno più così male.

Vai oltre.

Perchè conosci già tutte le fasi.

E ti rassegni a viverle una ad una.

Perchè è così.

Perchè ormai, è l’unico modo che conosci per sopravvivere.

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