L’infanzia rubata

Siamo spinti in vortici emozionali che frullano i sentimenti, scombussolando la nostra vita senza chiederci nulla. Siamo così spaventati che quando usciamo dalla nostra zona di comfort ci meravigliamo di tutto quello che di nuovo abbiamo dinanzi a noi. E l’abitudine ci ha resi schiavi di un circolo vizioso che è così rassicurante da renderci ciechi.  Lavoro. Casa. Tv. Facebook. Whatsapp. Lavoro. Whatsapp. Casa. Tv. Twitter.

Così per tutto il tempo. Tempo in cui una volta era riempito di incontri, di parole ascoltate dal vivo e non da una voce registrata e inviata per messaggi. Tempo riempito di risate condivise, di aperitivi in cui si mangiava cibo spazzatura. Tempo ricco di incontri, di lacrime, di abbracci, di litigi fisici, di parole urlate. Tempo costruito di altro tempo. Di piedi sporchi di sabbia, di dita bagnate dal mare, di occhi accecati dal sole.

Ricordate come ci si sentiva, quando la scuola finita e si aveva tutta l’estate da vivere? Di quei pomeriggi senza tempo. In quelli, sì, che si poteva dimenticare dove si era, che ora era. In quei pomeriggi contava con chi eri. Contava cosa facevi, e se ti gettavi a mare nonostante piovesse, acqua dentro acqua, acqua che bagnava altra acqua, ti sentivi il re del mondo. Era festa tutti i giorni, era festa per qualsiasi cosa. Quel profumo di estate che non andava mai via, che restava sulla pelle anche quando poi saresti ritornato a scuola. Che fine hanno fatto quei rossori sulle guance quando guardavi quel ragazzino moretto che giocava a rivamare con gli amici? Dove è andata a finire quella finta arroganza che celava la paura di un rifiuto?

Belli quei tempi in cui ci si riuniva con tutta la famiglia, si restava la sera tutti insieme a mangiare una pizza o una grigliata. Si parlava di frivolezze e si ascoltavano le storie dei nonni, quelle magiche avventure così sognanti. Restavamo per ore intere ad ascoltarli. E oggi quelle sedie vuote ci ricordano quanto pesano le loro assenze e quanto ci mancano quelle vecchie narrazioni, quelle emozioni così semplici che sembravano irreali. Questa ingombrante e insensata tecnologia attuale ci ha rubato ogni fantasia. Quella follia fanciullesca che ci rendeva liberi di inventare ogni giorno giochi nuovi, che ci permetteva di costruire castelli di sabbia magici, quella follia che ci faceva sognare con una semplice conchiglia portata all’orecchio: la magia di poter ascoltare il suono del mare.

Abbiamo dimenticato quanto era più semplice uscire di casa e citofonare l’amico e correre insieme per strada inseguendo un pallone. Abbiamo rimosso quanto era così bello essere felici mangiando un gelato e assaggiando quello dell’altro sporcandoci tutti.

Perdonateci bimbi, se vi abbiamo rubato l’infanzia.

 

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