Verità in tasca

Giudicare è uno dei verbi che più odio. Definirlo verbo è riduttivo, perchè a mio avviso è molto di più di una parola del nostro vocabolario. E’ una lama, è un’arma di distruzione. Siamo sempre pronti a dare il nostro giudizio, a esprimere un parere spesso non richiesto, spesso inopportuno. Fin quando sono chiacchiare circoscritte il giudizio è fine a se stesso, scema con la stessa rapidità con cui è stato espresso. Molte volte non è così. Molte volte le chiacchiere diventano un vespaio che si posa su tutti i fiori del giardino. E feriscono. E uccidono. Siamo sempre convinti di avere la verità in tasca. Convinti che ciò che ci riferiscono sia vero, che sia giusto. Così sputiamo sentenze. Ci fingiamo estimatori della patria della verità assoluta, quindi giustizieri del mondo e sparliamo. Perchè di questo si tratta. Di parlare alle spalle degli altri, ridendo di una loro situazione difficile. Magari proprio a quelle persone abbiamo affidato segreti; sulle loro spalle abbiamo pianto e nel momento nostro più duro ci hanno anche abbracciato e sostenuto. Non le comprendo queste situazioni di doppio gioco e mi disgustano. Come se potessimo vantarci di avere una vita senza macchie. Non esistono vite felici, coppie sempre perfette, amicizie eterne e indissolubili. Non esiste la perfezione, lo capite? Ciò che è perfetto è solo il giusto equilibrio che ognuno di noi con fatica e impegno raggiunge . E non è detto che vada bene per tutti, ma agli altri cosa dannatamente importa? Perchè ridiamo degli altri? Perchè ci permettiamo di giudicare le loro vite?

E’ sempre stato così. Ma è una mia impressione o oggi tra facebook e twitter, instagram e quant’altro tutti si credano di poter profilar parola su tutto?

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