Come un vetro frantumato

Dormiva tra le braccia di un corpo che aveva appena conosciuto, illudendosi che quella stretta fosse l’inizio di un abbraccio che sarebbe durato per l’eternità. Quando si svegliava, come un libro già letto milioni di volte, realizzava che quello era solo l’inizio della fine. Una fine che si allunga di notte in notte, con la speranza che, da qualche parte, in qualunque abbraccio, anche in quello più freddo, potesse riconoscere ciò che era. Si era smarrita molte volte, anzi riteneva di non aver mai visto la vera parte di sé.
Era arrabbiata con il mondo intero, con la sua famiglia, con la strada che calpestava tutti i giorni. Era arrabbiata con se stessa, per non aver mai avuto il coraggio di guardarsi allo specchio senza quel maledetto velo che le offuscava la vista.
Sapeva che c’era nascosto qualcosa di buono in lei. Sapeva che non era una carta sporca che tutti usavano e gettavano via per terra. Eppure continuava a vestirsi di dolore, di sfiducia, di rabbia e angoscia.
Lavava via il trucco dalla faccia, ma la vergogna non sarebbe andata via nemmeno con il sapone più pulente.
Ma non smetteva di essere quella che era diventata.
Dormiva tra le braccia di un corpo sconosciuto tutte le sere. Si svegliava tutte le mattine con quel conato di vomito che le riempiva la bocca. Di lì a poco sarebbe successo ancora.
Aveva perso tutto, quando aveva perso in un tragico incidente l’amore della sua vita. Aveva perso se stessa, i suoi equilibri. Era attraverso il suo sguardo che riusciva a vedersi pulita e ora che quegli occhi non c’erano più a osservarla, ad ammirarla, lei non era in grado di vedersi più.
Si svegliò. Riconobbe il posto in cui si trovava, ma lo studiò con attenzione, ugualmente. Si soffermò sul quel corpo nudo e scappò in bagno, dove vomitò. Le azioni erano quelle di sempre. Si lavò il viso, e poi passò a infilarsi sotto la doccia. Quella sensazione di sporcizia non andava mai via, dopo una notte come quella trascorsa.
Ma quella mattina successe qualcosa di diverso, si specchiò in un vetro tutto frantumato e si vide. Finalmente si riconobbe. Il suo viso riflettente era in mille pezzi, come il suo cuore, come la sua vita. Comprese quanto era caduto in basso, quanto avevo distrutto.
Occhi, labbra, guance, sopracciglia, naso, mento… tutti come piccoli puzzle.
Era arrivato il momento di ricomporre i cocci.

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