Schiavi

Parlare di libertà non è semplice. Almeno per me, non lo è. In questi giorni ho riflettuto molto e ho esplorato questo concetto mettendomi in gioco. Non ne sono uscita vincente, mio malgrado. La libertà è un potere che non ci appartiene, uno stato mentale effimero. La libertà è al di là delle prigioni, non solo personali, caratteriali… La libertà è un confine inesplorato, una terra sconosciuta, una terra promessa.
Non siamo liberi. Siamo come i pazzi dei manicomi, rinchiusi in celle, come unica veste, una camicia di forza.
Non siamo liberi.
Siamo circondati da false libertà: di pensiero, di comunicazione, di espressione, di amore, di religione.
E’ tutta una enorme bugia. Per non parlare delle schiavitù tecnologiche.
Dove sono andati a finire i bambini che giocavano a pallone, nel cortile del proprio palazzo?
Dove sono i ragazzi che amoreggiavano sulla panchina del parco?
Dove sono gli amici al bar a bere un caffè, che parlano di donne e calcio, guardandosi negli occhi?
Dove sono le regazze che chiuse nella proprie camerette mangiano pop corn, ridono, parlano di ragazzi e scelgono insieme quale top indossare?
Basta vedere quanto sono vuoti i cortili, le panchine… Basta vedere i tavolini del bar, tutti con gli smartphone in mano, magari seduti vicini senza nemmeno parlarsi. Basta vedere quelle camerette… vuote.
Oggi si gioca a computer, con l’xbox, la playstation.
Oggi si è più concentrati a fare foto e a metterle su instagram.
Oggi è più importante caricare uno stato su facebook e indicare dove siamo, piuttosto che dare la nostra attenzione alle persone che abbiamo intorno.
Anche io sono così.
Anche io ho smesso di essere libera.
Ecco, cari , la nostra libertà è stata compromessa da tempo. E’ ormai un ricordo sfumato che si è ingiallito nel tempo, tra un mi piace qui e una condivisione lì.
Sarei bugiarda, tuttavia, se non ammettessi, che i social networks ci hanno reso la vita più semplice. Ritroviamo vecchi amici, sono più vicini i parenti lontani, possiamo promuovere le nostre passioni e pubblicizzarle in modo da renderle più “conosciute“. Ma tutte queste informazioni che costantemente ci vengono richieste non sono un po’ troppe? Perchè dobbiamo “schedare” dove lavoriamo, chi frequentiamo, che tipo di evento abbiamo vissuto e vogliamo ricordare, che scuola abbiamo frequentato?
Non siamo più persone, siamo facce associate a nomi. Non ha più valore ciò che abbiamo dentro, perchè anche quando abbiamo qualcosa da dire, non ha più lo stesso significato di quando lo diciamo ad alta voce o ne parliamo con persone alle quali guardiamo negli occhi.
Siamo alla ricerca costante di approvazione. Dobbiamo mostrare agli altri quanto siamo belli, quanto siamo amati, quanto amiamo. Scriviamo citazioni o rubiamo tempo agli affetti per scrivere una frase che faccia effetto.
La libertà, allora, cosa è? In quale meandro sperduto del nostro tempo è andata a finire?
Una volta ho letto:
L’uomo veramente libero è colui che rifiuta un invito a pranzo senza sentire il bisogno di inventare una scusa. (Jules Renard)
Ma noi, quante scuse inventiamo per non spegnere quel dannato cellulare?

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